<p>Tratto da un brano di <strong>Limiti cittadini</strong> (<em>The Colossus of New York</em>, 2003) – <em>The Colossus of New York</em> è una raccolta di saggi brevi e poetici in prosa che compongono un ritratto lirico e frammentato della città di New York. Non è un romanzo né un reportage, ma una meditazione corale sulla vita urbana, la memoria e l’identità metropolitana.</p><p>Colson Whitehead esplora la città non come un luogo fisico, ma come un <strong>paesaggio emotivo e mentale</strong>: la New York di chi ci vive, ci sogna, ci torna o la perde. Ogni capitolo – dedicato a temi come “City Limits”, “Subway”, “Rain”, “Downtown”, “Rush Hour”, “Morning” o “Brooklyn Bridge” – cattura momenti di quotidianità che diventano universali.</p><p>La voce narrativa oscilla verso la vera protagonista che è <strong>la coscienza collettiva dei newyorkesi</strong>. Whitehead riflette su come ogni persona abiti una “propria” città sovrapposta a quella reale, costruita da ricordi, strade percorse, luoghi scomparsi e cambiamenti incessanti.</p><p>Con un linguaggio ritmico come il jazz, il libro parla di <strong>memoria, perdita e rinascita</strong>. È al tempo stesso un <strong>atto d’amore e un’elegia</strong>: per la città che cambia, per i luoghi che svaniscono e per la sensazione eterna di appartenenza e spaesamento che New York suscita.</p><p><br></p><p>Questa mia lettura vuole esserne un tributo.</p><p><br></p>

Drammi e Commedie

Emanuele Capoano

Limiti Cittadini di Colson Whitehead

NOV 2, 202515 MIN
Drammi e Commedie

Limiti Cittadini di Colson Whitehead

NOV 2, 202515 MIN

Description

<p>Tratto da un brano di <strong>Limiti cittadini</strong> (<em>The Colossus of New York</em>, 2003) – <em>The Colossus of New York</em> è una raccolta di saggi brevi e poetici in prosa che compongono un ritratto lirico e frammentato della città di New York. Non è un romanzo né un reportage, ma una meditazione corale sulla vita urbana, la memoria e l’identità metropolitana.</p><p>Colson Whitehead esplora la città non come un luogo fisico, ma come un <strong>paesaggio emotivo e mentale</strong>: la New York di chi ci vive, ci sogna, ci torna o la perde. Ogni capitolo – dedicato a temi come “City Limits”, “Subway”, “Rain”, “Downtown”, “Rush Hour”, “Morning” o “Brooklyn Bridge” – cattura momenti di quotidianità che diventano universali.</p><p>La voce narrativa oscilla verso la vera protagonista che è <strong>la coscienza collettiva dei newyorkesi</strong>. Whitehead riflette su come ogni persona abiti una “propria” città sovrapposta a quella reale, costruita da ricordi, strade percorse, luoghi scomparsi e cambiamenti incessanti.</p><p>Con un linguaggio ritmico come il jazz, il libro parla di <strong>memoria, perdita e rinascita</strong>. È al tempo stesso un <strong>atto d’amore e un’elegia</strong>: per la città che cambia, per i luoghi che svaniscono e per la sensazione eterna di appartenenza e spaesamento che New York suscita.</p><p><br></p><p>Questa mia lettura vuole esserne un tributo.</p><p><br></p>