Orizzonti

Yana Smolyannikova

EP 30 Orizzonti con Uri Noy Meir – Ritrovare sé stessi dopo la guerra (Israele-Palestina, Facilitazione, Attivismo, Teatro sociale)

JUN 22, 202659 MIN

Description

Cosa succede quando l’identità che ti è stata costruita addosso si spezza — e devi cercare un modo nuovo per stare al mondo? In questo nuovo episodio di Orizzonti parlo con Uri Noy Meyer, nato in Galilea, oggi in Italia da più di dieci anni, facilitatore di processi, teatro sociale e cambiamento sistemico. Uri descrive il suo lavoro così: costruire sogni per un futuro migliore. Ma la sua storia parte da molto lontano. Da un’infanzia felice, immersa nella natura, ma segnata dal clima di conflitto: ricordi di bunker, maschere antigas, attacchi aerei. Da un’adolescenza in cui la guerra era presente anche quando sembrava invisibile. E poi dal servizio militare obbligatorio, vissuto in anni di conflitto attivo a Gaza. Lì Uri entra letteralmente sottoterra: fa parte di un’unità incaricata di entrare nei tunnel. E da quell’esperienza esce con una frattura profonda: il soldato non è l’eroe che gli era stato raccontato. Rimangono gli amici persi. Rimane la memoria della paura. Rimane la disperazione umana sentita a Gaza come qualcosa di denso, quasi fisico. E rimane una domanda: chi sono io, dopo tutto questo? Da lì comincia un altro cammino. Il teatro diventa medicina. L’attivismo diventa testimonianza. La facilitazione diventa un modo per creare spazi dove le persone possano guardare dentro, guardare fuori e ritrovare connessione. Uri entra nel movimento israelo-palestinese Combatants for Peace / Combattenti per la Pace, fatto da persone che hanno lasciato la lotta armata per lavorare insieme verso pace, giustizia e riconciliazione. Poi arrivano il viaggio, l’India, il Nepal, l’incontro con la sua compagna, l’Italia, la paternità, il lavoro con gruppi, comunità e progetti di innovazione sociale. Oggi Uri non parla di pace come idea astratta. La porta nel corpo, nelle relazioni, nei sogni, nella natura, nei processi collettivi. E forse proprio qui sta il cuore della conversazione: se la guerra è una malattia della disconnessione, allora dobbiamo diventare ricercatori di antidoti. 🎧 In questo episodio parliamo di: Crescere in Israele tra infanzia, natura e clima di conflitto Il servizio militare obbligatorio e l’esperienza nei tunnel a Gaza La rottura dell’immagine del soldato-eroe Teatro sociale, guarigione e recupero dei pezzi di sé Attivismo, testimonianza e Combatants for Peace Il ruolo della facilitazione nei processi di cambiamento Sogni, paternità, natura e riconnessione come antidoti alla guerra Trovate Uri su LinkedIn