7. Inaugurazione del Teatro: 11 ottobre 1873

JUN 7, 20249 MIN

Description

Di un teatro si può parlare descrivendone la bellezza: drappi di velluto, statue d’ottone, stucchi preziosi o perfino parlando dei concertisti e ballerini che hanno eseguito la loro migliore esibizione. Oppure, invitandovi a mettervi comodi in un luogo speciale: tra i palchetti d’onore, dove incontreremo le voci delle donne e degli uomini illustri che hanno dato vita alla storia del Teatro Cagnoni di Vigevano. Narratore: Vestitevi a festa, in questa puntata speciale siamo invitati a partecipare all’inaugurazione del Teatro Cagnoni di Vigevano! Pronti con le stole e i papillon?  Per l’occasione, per questa puntata lascio i miei panni di Narratore, per unirmi agli altri giornalisti invitati per il grande evento! Giornalista 1: Eravamo tutti in fibrillazione. Eravamo i giornalisti scelti per raccontare cosa sarebbe accaduto a Vigevano il giorno dell’inaugurazione del Teatro Cagnoni, al tempo, Teatro Municipale. Alcuni di noi si trovavano in città già da un paio di giorni. Temevamo che non ci fosse posto sulle carrozze dei treni, e di fatti, fu istituito appositamente un treno notturno speciale che avrebbe portato le genti dentro e fuori Vigevano, fino alla mezzanotte e mezza del giorno del primo spettacolo. Nulla di tutto questo era mai accaduto, e mai più accadde, neppure per i giorni dell’annuale fiera di Vigevano che si tennero proprio all'indomani dell’inaugurazione del Cagnoni! In città non si parlava d’altro e quando finalmente arrivò il giorno, l’11 ottobre 1873, noi giornalisti fummo felici di esserci portati dietro fogli su fogli per scrivere ciò che accadde quella sera. L’apertura era prevista per le 20.00, ma la fila al botteghino era già cominciata un’ora prima. L'impazienza era tanta che per fare largo la gente fu costretta ad aspettare in piedi nelle piccole traverse adiacenti al Teatro, davanti al portone ancora chiuso, non c’era più neppure un gradino vuoto in cui sostare.  Brutto segno per la concorrenza… per l’altro teatro, dico, il Teatro Galimberti. Nonostante un evento di questa portata, ha voluto comunque tenere la sua rappresentazione quella medesima sera. E certi suoi fedelissimi palchettisti - che magari erano pure contrari all’apertura di un nuovo teatro a Vigevano - ci sono anche andati. Credo più per una questione di principio che altro… Contenti loro! Giornalista 2: Io, invece, ero tra quelli sul treno delle 19 in partenza da Milano, avevamo solo un'ora per giungere a Vigevano in tempo, e ci riuscimmo. Sedevo insieme a ottime firme come Dobelli della Gazzetta, Sonzogno e Romussi del Secolo, e qualche cultore d’arte e notabile impresario teatrale di cui non ricordo il nome. Non eravamo i soli diretti all’inaugurazione. Da qualche parte, seppi più avanti, che sedevano in treno anche Giulio Bellinzaghi, sindaco di Milano, accompagnato dagli assessori Lubus e Finzi.  C’erano anche quelli delle ferrovie, Ingegner… Ingegnere… Ingegner Bontempelli. E ora che ci penso, c’era pure il Cavalier Lazzati, il presidente dell’amministrazione Ferroviaria. Chi avrebbe mai fatto arrivare il treno in ritardo con lui sopra? G1: Nei pochi attimi di silenzio, si potevano scorgere in lontananza le note dell'orchestra che accordava gli strumenti. Un violino, un fagotto o una viola al ripasso sui passaggi più incerti dei brani del Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi. Dirigeva i musici il maestro Cagnoni, bisognava stare attenti però a non confondere i due fratelli: uno, Domenico, il direttore per questa serata, molto amato anche lui, a dire il vero, da orchestrali e cittadini; e l’altro, Antonio, anche lui musicista e compositore che appena un giorno dopo la sua morte nel 1896, diede il proprio nome al teatro. Fu una decisione del consiglio comunale, degli stessi, o forse solo alcuni, che poterono assistere all’inaugurazione.  G2: S’erano vestiti tutti a gran festa, sfoggiando lusso, ricchezza ed eleganza. In particolare la signora Costa, moglie del deputato, aveva fatto vestire a festa anche le due figlie che vestite di bianco sembravano due sposine. Era una poesia di veli, gemme, orli in organza, seta, faille e ricami. Erano presenti tutte le nobil donne delle città: la contessa dalla Croce, la signora Campari, Comelli, Silva, Vandone, Fusi, Gusberti, Rigoni e Zanetti…  G1: Che riempirono pian piano tutti i palchetti d’onore del Teatro. Le fecero accomodare, insieme ai di lor mariti, tra cui il sindaco Bretti e il Cav. Ing. Andrea Scala, ideatore del teatro. Come fosse una maschera e non il più specializzato dei progettisti di teatri, Scala fece a tutti, indistintamente dal rango, da guida per il teatro. E quando di colpo la sala si illuminò con le fiammelle a gas, Scala spiegò loro il prodigio di quella bellissima illuminazione interna.  Alcuni cronachisti dicono che presenti in sala v’erano pure l’architetto bolognese Gaetano Canedi, che aveva disegnato gli interni del teatro. Il teatro, decoratissimo, raccoglieva le opere di numerosissimi autori del tempo, comprese le pitture di un artista vigevanese, tale Schenone. Un gran medaglione al centro del velario rappresenta il Trionfo delle Muse, dipinto da uno dei mastri pittori più fidati di Scala, un tal Federico Andreotti, fatto venire apposta dalla Toscana, così come l'ornatore e lo stuccatore.   G2: La pittura del sipario e del comodino, invece, vennero affidate al Garberini, un artista vigevanese. Il sipario raffigura la cacciata degli Sforza da Vigevano, mentre il comodino un agape campestre sulle amene rive del nostro Ticino. Cos’è un comodino? No, non intendo il tavolino accanto al letto. Si tratta… di un velario in tela, posto all'interno del palcoscenico, un sipario dietro il sipario. Viene calato tra i vari atti dello spettacolo per nascondere al pubblico i lavori di preparazione della scena successiva… Come quando un mago mette il telo davanti al suo banco prima di svelare la sua magia dicendo…et voilà! Ma torniamo a noi… le decorazioni insomma erano assai belle! Degne dello spettacolo che a momenti avrebbe preso inizio. Questo era stato commissionato dagli impresari Scalaris e Signoris, e sebbene non fosse certo una prima assoluta, fu scelto perché il risultato fosse degno di tale circostanza. G1: Dopo le bellissime interpretazione di ottimi soprani e tenori, la serata si concluse con un terzetto danzante, ma non corriamo troppo. Torniamo un momento a quella sera, l’orchestra ha finito di accordare gli strumenti, sta per iniziare Un Ballo in Maschera, del maestro Giuseppe Verdi. Ecco che con le note di questa Ouverture si aprono insieme l’opera… e la storia del nostro amato teatro! “Racconti dell’Ottocento: i palchettisti del Teatro Cagnoni di Vigevano” è un podcast realizzato dall’Associazione Amici del Teatro Cagnoni di Vigevano. Curatela scientifica dei contenuti di Valeria Silvia Francese. Progettazione e produzione di testi, speakeraggio e postproduzione a cura di eArs. Si ringrazia il personale dell’Archivio Storico del Comune di Vigevano per il prezioso supporto nella ricerca dei contenuti.Il brano Ouverture dell’opera Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi riprodotto nell’episodio è stato eseguito dall’ Orchestra Città di Vigevano. Questo podcast è stato realizzato con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus, grazie ai fondi messi a disposizione da Fondazione Cariplo.