8. Dietro le quinte: Carmen - 1892

JUN 8, 20248 MIN

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Di un teatro si può parlare descrivendone la bellezza: drappi di velluto, statue d’ottone, stucchipreziosi o perfino parlando dei concertisti e ballerini che hanno eseguito la loro miglioreesibizione. Oppure, invitandovi a mettervi comodi in un luogo speciale: tra ipalchetti d’onore, dove incontreremo le voci delle donne e degli uomini illustri che hanno datovita alla storia del Teatro Cagnoni di Vigevano. Siamo arrivati all’ultimo episodio del nostro podcast. In questa serie abbiamo conosciuto il teatro Cagnoni attraverso la voce dei suoi palchettisti ed insieme a loro, un po’ della storia di Vigevano. L’abbiamo visitato durante la sua inaugurazione, nella scorsa puntata. Oggi, daremo uno sguardo al teatro non più da fuori, né dai suoi palchi… ma da dietro le quinte! Infatti incontreremo Italia Giorgio: soprano e interprete del personaggio principale di una delle più belle opere messe in scena sul palco del Teatro Cagnoni, la Carmen di Georges Bizet… Italia Giorgio: Oh, scusate! Non mi ero accorta che foste già qui! Mi sto preparando per il mio debutto. Non il primo in assoluto, ma quando devo esibirmi in un nuovo teatro, è quasi come fosse ancora la mia prima volta. Chissà che pubblico incontrerò, se la critica verrà in mio favore o dirà male della mia voce. Sapete, essere attrice - seppur di repertorio di tutto rispetto - non è facile al giorno d’oggi - o meglio, ai giorni miei! Non è da molto che noi donne prendiamo parte alle rappresentazioni teatrali, quanto sarà…duecento anni? Be’, insomma, abbiamo cominciato a prendere parte in modo significativo in teatro solo nel XVII secolo. E non è che a fine Ottocento le cose vadano tanto meglio: di donne sul palco ne è pieno il mondo, ma guai a chiamarle “attrici”. Nossignori, meglio farci chiamare benestanti; dicono che la parola attrice sia…come dire… che non stia bene, ecco. Narratore: La Carmen suonò per la prima volta assoluta al Cagnoni nel 1892, quando ancora prendeva il nome di Teatro Municipale. La prima Italiana dell’opera era stata nel 1879, al San Carlo di Napoli, e la sua rappresentazione tornerà al Cagnoni ancora molte volte, fino all’ultima del 2014, sotto forma di balletto.   I: Notevole! Peccato che non sarò sempre io ad impersonare Carmen e ad intonare le note di Georges Bizet, ma che volete farci, il tempo scorreva veloce anche ai miei giorni… e a proposito di tempo, non manca molto all'ouverture, sentite l'orchestra? Sta già accordando gli strumenti, tra poco entro in scena. Non so se possiate vederli anche voi, ma se siete davanti la buca dell’orchestra, vi prego di prestare attenzione alla conta delle poltrone degli orchestrali… quante sono lo sapete? Ve lo dico io: c’è spazio per 36 professori d’orchestra - vale a dire i musicisti - 25 coristi uomini, 12 coriste donne e 12 paggi cantori. Di là, nel retroscena, dietro al sipario, trovano posto 40 comparse, 9 attori e persino due cavalli di scena… cavalli in carne ed ossa, eh! Niente male, vero? E non è finita qui. Sono moltissimi i mestieri e le maestranze che lavorano insieme per dare vita allo spettacolo: levatori di sipario, maschere - che non stanno sul palco, ma vegliano tra di voi in platea quando tutto intorno si fa buio - e poi ci sono i vestiaristi, i bigliettai, gli attrezzisti, i calzolai e naturalmente, macchinisti, impresari, registi e direttori d’orchest… forse questo non avrei dovuto dirlo, ma già che ci sono… parliamone un po’. Si dice che il teatro sia la mimesi della vita, il principio secondo cui l’arte riflette la realtà. E così, come nella vita vera, capita che non fili sempre tutto liscio, e che qualche intoppo accada anche poco prima di una messa in scena importante.   N: In occasione della Carmen, fu presentata una dichiarazione dall’orchestra perché indignata dal fatto che non venisse diretta, come di consueto, dal Maestro Domenico Cagnoni - il fratello di Antonio Cagnoni, il compositore a cui più avanti venne intitolato il teatro. Al suo posto era stato scelto il maestro Vincenzo Maria Pintorno. Questi vantava un curriculum di tutto rispetto: amico di Mascagni e Puccini, aveva diretto opere nei più importanti teatri d’Italia. Ma le cronache dell’epoca non lasciano dubbi sul gusto dei vigevanesi per la gente del luogo. E tuttavia, nonostante le proteste, nulla impedì quella sera a Pintorno di dirigere una delle più belle rappresentazioni della Carmen.   I: Nella mia lunga carriera mi è successo altre volte di vedere certe rimostranze, accadono in tutti i teatri; capita quando c’è da mettere d’accordo un centinaio di persone. Nel corso della sua storia il Teatro Cagnoni ha ospitato più di 400 rappresentazioni. Antiche e moderne, di teatro classico, lirico e contemporaneo. Da qui sono passati alcuni dei nomi più noti della drammaturgia, del mio e del vostro tempo.  N: Oltre alla nostra Italia Giorgi, tra opera e prosa al Teatro Cagnoni sono passati molti volti dello spettacolo tra cui le soprano Renata Tebaldi e Margherita Carosio, le attrici Anna Proclemer, Emma ed Irma Grammatica e gli attori Renzo Ricci, Ugo Tognazzi e Walter Chiari. I: A proposito di grandi nomi, vorrei citarne uno che, seppur non abbia mai calcato la scena del Cagnoni, è comunque legato a Vigevano e, perciò, mi piacerebbe ricordarlo.Sono certa che non abbia bisogno di presentazioni: Eleonora Giulia Amalia Duse, nota a tutti “semplicemente” come la Divina. Figlia di due attori, è stata una delle più importanti attrici di teatro della mia epoca, e so per certo che la sua fama sia ancora viva. Quello che forse non tutti sanno è che sia nata proprio qui, a Vigevano. Di lei si dirà: “la sua recitazione era ridotta alla più pura e limpida essenzialità, assolutamente scevra dei tanti barocchismi e capricci vocali cari alle attrici sue contemporanee.” Un’ispirazione per tutte noi.  Sono felice di essere stata in vostra compagnia, le sentite? Sono le note de La Habanera, la prima aria di Carmen, il mio personaggio! Mi attendono sul palco. Ma vi dico un’ultima cosa: questo brano in principio era un ballo di origine cubana. Con il suo ritmo coinvolgente e le atmosfere ammalianti, grazie all’estro geniale di Bizet è diventato una delle arie più famose di tutti i tempi. Violini, viole, violoncelli, contrabbassi e quelle irresistibili note che preparano l'entrata della voce con il celebre motivo "L'amour est un oiseau rebelle". Significa che l’amore sfugge a tutte le regole, come l’arte, anche quella del teatro dove tutto è possibile, basta solo crederci!  Fatemi gli auguri, vado…  “Racconti dell’Ottocento: i palchettisti del Teatro Cagnoni di Vigevano” è un podcast realizzato dall’Associazione Amici del Teatro Cagnoni di Vigevano. Curatela scientifica dei contenuti di Valeria Silvia Francese. Progettazione e produzione di testi, speakeraggio e postproduzione a cura di eArs. Si ringrazia il personale dell’Archivio Storico del Comune di Vigevano per il prezioso supporto nella ricerca dei contenuti.Il brano Ouverture dell’opera Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi riprodotto nell’episodio è stato eseguito dall’ Orchestra Città di Vigevano. Questo podcast è stato realizzato con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus, grazie ai fondi messi a disposizione da Fondazione Cariplo.